Matteo non distolse lo sguardo da sua madre.
Per un istante ebbi la sensazione che il tempo si fosse fermato proprio lì, davanti all’altare, con il mio velo ancora stretto tra le dita di Lucia e ottanta persone incapaci perfino di tossire. Io guardavo Matteo di profilo. La mascella tesa, le mani rigide lungo i fianchi, il respiro lento ma troppo profondo. Lo conoscevo abbastanza da capire che non stava improvvisando. Quella minaccia non era nata dalla rabbia del momento. Era qualcosa che si portava dentro da tempo.
Lucia abbassò lentamente il velo.
«Non sai quello che stai dicendo.»
Matteo fece un passo verso di lei.
«Lo so benissimo.»
Il sacerdote provò a intervenire.
«Forse sarebbe meglio fermarci qualche minuto.»
«No.»
La voce mi uscì prima ancora che riuscissi a pensarci.
Tutti si voltarono verso di me.
Mi tremavano le mani, ma non volevo più essere l’unica persona in quella villa a non sapere cosa stesse succedendo.
Guardai Matteo.
«Qualunque cosa sia, voglio sentirla adesso.»
Lui chiuse gli occhi per un istante.
Quella piccola esitazione mi ferì più dello strappo del velo.
«Giulia…»
«Da quanto tempo lo sai?»
Lucia intervenne subito.
«Non ascoltarlo. È agitato.»
Mi voltai verso di lei.
«Lei ha appena strappato il mio velo davanti a tutti e sono io quella che dovrebbe credere che suo figlio sia agitato?»
Qualcuno tra gli invitati abbassò lo sguardo. Mia madre, seduta in prima fila, era pallida. Mio padre aveva già iniziato ad alzarsi, ma gli feci cenno di restare fermo.
Matteo si avvicinò a me.
«L’ho scoperto tre giorni fa.»
Quelle parole mi tolsero il fiato.
Tre giorni.
Tre giorni durante i quali aveva cenato con me, aveva controllato insieme a me i tavoli del ristorante, aveva riso quando avevo dimenticato le fedi sul comodino e aveva dormito accanto a me senza dirmi nulla.
«E pensavi di raccontarmelo quando?»
«Volevo essere sicuro.»
«Sicuro di cosa?»
Lui guardò sua madre.
Lucia serrò le labbra.
Matteo inspirò.
«Del motivo per cui mia madre ha cercato di convincermi a lasciarti.»
Mi sentii improvvisamente fredda.
«Pensavo che semplicemente non mi sopportasse.»
Lucia fece una risata secca, quasi disperata.
«Non è questo.»
«Allora cos’è?»
Fu mia madre a parlare.
«Giulia.»
Mi voltai.
Aveva una mano sulla bocca e gli occhi lucidi.
Qualcosa nel suo volto mi fece dimenticare per un istante Lucia.
«Mamma?»
Lei non rispose.
Mio padre le prese il polso.
«Anna, non farlo.»
Quelle quattro parole fecero esplodere qualcosa dentro di me.
Guardai prima mia madre, poi mio padre, poi Matteo.
«Voi sapete qualcosa.»
Nessuno rispose.
Sentii un mormorio correre tra gli invitati.
Lucia colse quel momento per avvicinarsi a Matteo.
«Portala via da qui. Parlatene da soli. Non serve trasformare tutto questo in uno spettacolo.»
Matteo la fissò.
«Lo spettacolo l’hai iniziato tu.»
Poi si voltò verso di me.
«Tre giorni fa mia madre è venuta nel mio ufficio. Mi ha portato una fotografia.»
Lucia sussultò.
«Matteo.»
Lui continuò.
«Una foto vecchia. Di circa trent’anni fa.»
Non capivo.
«E cosa c’entro io?»
Matteo esitò.
Poi mi prese la mano.
«Nella fotografia c’erano tua madre e mio padre.»
Guardai automaticamente Anna.
Il suo volto era ormai completamente bianco.
«Mamma?»
Lei scosse lentamente la testa.
«Non è come sembra.»
Quelle parole fecero aumentare il brusio nella sala.
Lucia rise amaramente.
«Certo. È sempre la stessa frase.»
Mio padre si alzò di scatto.
«Basta, Lucia.»
Lei lo indicò.
«Tu sapevi tutto.»
Mi girai verso papà.
«Papà?»
Lui non riuscì a guardarmi.
Per la prima volta nella mia vita vidi mio padre, un uomo che non aveva mai avuto paura di nessuno, sembrare completamente sconfitto.
Matteo strinse più forte la mia mano.
«La fotografia non era tutto.»
Lucia si precipitò verso di lui.
«Non dirlo.»
Matteo arretrò.
«Perché? Perché hai paura che Giulia scopra finalmente che hai passato mesi a manipolarci?»
«L’ho fatto per proteggervi.»
«Da cosa?»
Lucia guardò me.
E in quel momento nei suoi occhi non vidi disprezzo.
Vidi paura.
Paura vera.
«Da un errore che potrebbe distruggere entrambe le famiglie.»
Il mio cuore iniziò a battere così forte che sentivo il sangue pulsarmi nelle tempie.
«Che errore?»
Matteo abbassò la voce.
«Mia madre sostiene che, prima che io nascessi, mio padre e tua madre abbiano avuto una relazione.»
Non riuscivo a respirare.
Guardai Anna.
Lei scoppiò a piangere.
Mio padre chiuse gli occhi.
La sala scomparve intorno a me.
«È vero?»
Mia madre si alzò lentamente.
«Sì.»
Una parte di me aveva sperato che urlasse, che negasse, che dicesse che Lucia aveva inventato tutto.
Invece disse soltanto sì.
Mi appoggiai all’altare.
Matteo fece per sorreggermi, ma istintivamente ritirai il braccio.
Lui si bloccò.
Quel gesto gli fece male. Lo vidi.
Ma in quel momento avevo bisogno di spazio tra me e chiunque sapesse più di me.
«Quanto è durata?»
Mia madre si asciugò le lacrime.
«Pochi mesi. Eravamo giovani. Tuo padre ed io non eravamo ancora sposati.»
Lucia scoppiò.
«Dille anche il resto.»
«Lucia, basta.»
«No, Anna. Se siamo arrivati a questo punto, dille tutto.»
Matteo si mise di nuovo tra noi.
«Mamma.»
Ma questa volta Lucia sembrava non sentirlo.
«Dille perché mio marito ha continuato a cercarti anche dopo che avevi sposato Carlo.»
Mio padre si mosse verso di lei.
«Ti avverto.»
Io urlai.
«FERMI!»
La mia voce rimbalzò sulle pareti della villa.
Nessuno parlò più.
Guardai mia madre.
«Ha continuato a cercarti?»
Anna annuì appena.
«Per un po’.»
«E poi?»
«Poi è finita.»
Lucia scosse la testa.
«Non è finita quando dici tu.»
Matteo mi guardò, e improvvisamente capii che mancava ancora qualcosa.
«Cosa c’era oltre alla fotografia?»
Lui rimase immobile.
«Matteo.»
«Una lettera.»
Lucia chiuse gli occhi.
«Di chi?»
«Di mio padre.»
Il padre di Matteo, Roberto, era morto cinque anni prima per un infarto. Lo avevo incontrato solo poche volte prima che la malattia lo portasse via. Era sempre stato gentile con me. Troppo gentile, forse, pensai in quel momento, e subito mi odiai per averlo pensato.
«Cosa diceva?»
Matteo infilò una mano nella tasca interna della giacca.
Lucia gli afferrò il polso.
«Non farlo.»
Lui la guardò.
«Hai avuto trent’anni per dire la verità.»
Poi tirò fuori una busta ingiallita.
Il mio nome non era scritto sopra.
C’era quello di Lucia.
Matteo mi porse il foglio.
Le mani mi tremavano mentre lo aprivo.
Le prime righe erano sbiadite, ma leggibili.
“Lucia, se un giorno dovesse venire fuori la verità su Anna, promettimi che non coinvolgerai i bambini. Non hanno colpa di quello che abbiamo fatto.”
Mi fermai.
I bambini.
Guardai Matteo.
Lui era pallido quanto me.
Continuai a leggere.
Poi arrivai a una frase che mi fece gelare completamente.
“Per quanto riguarda la bambina, non posso continuare a vivere senza sapere con certezza se è mia.”
La bambina.
Io.
Sollevai lentamente gli occhi verso mia madre.
Anna cominciò a scuotere la testa prima ancora che pronunciassi una parola.
«Giulia, ascoltami.»
«No.»
La mia voce era quasi un sussurro.
Guardai Matteo.
Per la prima volta da quando lo conoscevo, vidi paura nei suoi occhi.
Non paura di perdermi.
Qualcosa di peggio.
La stessa domanda stava nascendo nella mente di entrambi.
Se Roberto aveva avuto una relazione con mia madre poco prima della mia nascita…
e se Roberto era il padre di Matteo…
allora Lucia non aveva cercato di impedire il nostro matrimonio perché mi odiava.
Aveva cercato di impedirlo perché temeva che io e Matteo potessimo condividere lo stesso padre.
Prima che riuscissi a dire qualcosa, mia madre fece un passo verso di me.
«Giulia, quella lettera non dimostra niente.»
«Allora dimostramelo tu.»
Anna aprì la bocca.
Ma fu mio padre a parlare.
«Non può.»
Mi voltai lentamente verso di lui.
Carlo aveva le lacrime agli occhi.
Poi disse la frase che cambiò completamente il significato di tutto ciò che avevo appena letto.
«Perché quando sei nata, io feci già fare un test.»






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